iPhone: rimossa l’applicazione iMussolini
Luigi Marino, ideatore della controversia applicazione iMussolini, ovvero ben 120 discorsi del Duce scaricabili sull’iPhone con audio e video, ha deciso di correre ai ripari, dopo che l’applicazione era sbarcata sull’AppStore (il negozio online della Apple) era addirittura arrivata la denuncia di una società americana di sopravvissuti alla Shoah; solo 24 ore fa si è scatenata anche l’ira di Cinecittà Luce, minacciando un’azione legale contro: «chiunque abbia impropriamente fatto uso e commercializzazione di materiale di nostra proprietà».
L’autore dell’applicazione sostiene di non aver violato nessun diritto d’autore, in quanto i video sono stati prelevati direttamente da internet: «Ho anche inviato all’Istituto Luce la lista dei siti da cui il materiale è stato prelevato – afferma -. Nell’attesa di contattare Apple e il legale ho deciso per ora di rimuovere l’applicazione mostrando in tal modo la mia buonafede e collaborazione in merito all’accaduto».
Sicuramente però queste polemiche hanno contribuito, e notevolmente, ad arricchire Luigi Marini, in quanto il prezzo dell’applicazione, arrivata nella lista delle più scaricate, è raddoppiato, passando da 0,79 a ben 1,59 euro.
Cinecittà Luce aveva chiesto alla Apple di «interrompere immediatamente la vendita» dell’applicazione, ma l’azienda di Cupertino non ha mai commentato la vicenda. I filmati di circa 25 minuti – spiega Cinecittà – «provengono dall’Archivio Storico Luce e sono stati indebitamente scaricati da dvd di documentaristica storica regolarmente in vendita. I filmati sono caratterizzati dal logo dell’Archivio Luce in modo inequivocabile».
La società ricorda di non aver «in alcun modo autorizzato la commercializzazione di tali filmati né al signor Luigi Marino né tanto meno alla Apple». «Risulta inoltre inaccettabile – si legge ancora nella nota – l’uso di materiale storico fuori dal contesto dell’analisi complessiva. L’uso strumentale, e a fini economici, dei discorsi di Mussolini in questa maniera impropria è particolarmente odioso e diseducativo». E nonostante la rimozione dell’applicazione, Cinecittà Luce non rinuncia a andare alle vie legali. «Il materiale commercializzato è di esclusiva proprietà dell’ente e quindi non liberamente utilizzabile per fini diversi – spiega l’ad Luciano Sovena -, tanto più che costituisce l’unica fonte di sostentamento per l’Archivio».



