Voto agli immigrati, è scontro Bossi-Fini
«Spero che sull’ipotesi di una sorta di ius soli temperato, per un arco di tempo di un intero ciclo scolastico, si riesca a ragionare senza anatemi». Così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, risponde a Umberto Bossi che poco prima sul tema immigrazione aveva detto: «Noi restiamo della nostra idea: gli immigrati devono essere mandati a casa loro. Non c’è lavoro nemmeno per noi».
A scatenare il dibattito la proposta di legge per il voto agli immigrati alle elezioni amministrative firmata dalla finiana Flavia Perina, dall’ex segretario Pd Walter Veltroni, dall’Udc Roberto Rao e dal portavoce di Idv Leoluca Orlando.
«Io non ho una ricetta, faccio delle riflessioni che non possono essere liquidate come boutade estemporanee perché è un tema che ci occuperà per i prossimi 15-20 anni», ha detto Fini.
La proposta del presidente della Camera vede la possibilità di dare la cittadinanza a chi è arrivato in Italia piccolissimo oppure vi è nato e ha concluso il ciclo scolastico elementare.
Per Fabrizio Cicchitto, però, «è inaccettabile che su un tema così si cerchi l’appoggio dell’opposizione senza l’avallo del governo».
Intanto Silvio Berlusconi cerca di sedare gli animi nel Pdl e assicura che «il governo durerà cinque anni».
Dunque niente elezioni anticipate per il premier, «non l’ho mai pensato». Poi spiega di essere d’accordo con Schifani: «Ha detto che se cade la maggioranza, non si può pensare a una maggioranza diversa da quella
che hanno votato gli italiani. Permettetemi di dire che ha detto una cosa ovvia».



