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Immigrati gettati in mare per riti propiziatori: cinque arresti.

Avrebbero gettato in mare almeno dieci profughi durante la drammatica traversata dello scorso 4 agosto: un natante partito dalla Libia era giunto a Lampedusa con un carico di migranti stipati nella stiva morti per asfissia.
Arrestati dalla Squadra mobile di Agrigento i cinque presunti reponsabili degli omicidi: due nigeriani e tre ghanesi, tutti con permesso di soggiorno per motivi umanitari.
Secondo gli inquirenti, li avrebbero gettati in mare per riti propiziatori e per rivalità tra etnie. Altri tre al momento sono ancora ricercati.

Le indagini di questi mesi si sono avvalse anche della collaborazione delle questure di Taranto, Napoli, Caserta, Avellino e Reggio Calabria, e hanno consentito di accertare che gli indagati, in concorso fra loro, durante il viaggio verso la Sicilia, si erano resi responsabili di gravi atti di violenza culminati anche nell’omicidio di diversi migranti gettati vivi in mare, provocandone l’annegamento. Gesti gravissimi che scaturirono, secondo quanto accertato, dall’avaria del motore della barca e dalla conseguente contrapposizioni di diverse etnie presenti sul natante. Durante il viaggio, peraltro, alcuni stranieri erano morti per asfissia essendo stati stipati all’interno della stiva. Il corpo esanime di uno dei migranti era ancora presente sull’imbarcazione ed era stato recuperato durante i soccorsi prestati a Lampedusa. Nell’immediatezza dei fatti era stato già tratto in arresto il conducente dell’imbarcazione, ritenuto responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di omicidio quale conseguenza di altro delitto.

 

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