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Non c’è pace nel mondo arabo, l’Egitto verso la guerra civile

Al Cairo
Non c’è pace nel mondo arabo, l’Egitto verso la guerra civile, e nel terzo giorno di violenze al Cairo si contano complessivamente 33 morti e un numero imprecisato di feriti, pare diverse centinaia.
Alla caduta di Mubarak non sono ancora seguite le elezioni e il potere è ancora in mano della giunta militare che controlla tutta la Nazione. Ma ora gli egiziani, che non si aspettavano certo di poter cadere dalla padella nella brace, come suol dirsi, una volta rovesciato il regime precedente, vogliono ora liberarsi anche di questo pseudo regime per cercare di dar vita ad un governo che finalmente li rappresenti.

Negli scontri tra manifestanti e forze di polizia  degli ultimi tre giorni, sono scese in piazza anche diverse donne, molte con il capo coperto che vuole la religione islamica, ma altrettante senza velo sulla testa, chiedendo a gran voce la fine della repressione militare e il passaggio del potere in mano ai civili.
Dopo decenni di pugno duro, la situazione nei Paesi che si sono appena liberati del regime, è ancora in bilico e trovare la giusta strada per mettere d’accordo le varie etnie e al contempo per cercare di non lasciare troppo spazio ad organizzazione estremistiche islamiche o, peggio, al terrorismo e ad Al-Qaeda,  non è una cosa semplice e i tempi potrebbero essere anche lunghi.

Bisogna oggettivamente dare il tempo a che gli odi razziali si possano decantare, così come la rivalità tra le varie etnie e tribù, molto forti e rappresentativi in quei Paesi, devono lasciare lo spazio ad una pacifica convivenza.
Si tratta comunque di nazioni dove il petrolio, finchè sarà disponibile, può fare la differenza tra la povertà, e quindi il terrorismo e la violenza, e il benessere e quindi la convivenza pacifica.
Ma si sa, i giovani hanno fretta, e vorrebbero poter dare una svolta decisa al loro futuro, e quindi il buon senso troppo spesso lascia il posto alla violenza e alla repressione.

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